mercoledì, novembre 18, 2009
Foto turche
lunedì, novembre 16, 2009
"Scatta l'avventura"
lunedì, novembre 09, 2009
Oggi voglio parlarvi di...

In mongolfiera senza fili - Appendice
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like sorry like sorry
Forgive me
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like forgive me forgive me
But you can say baby
Baby can I hold you tonight
Maybe if I told you the right words
At the right time you'd be mine
I love you
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like I love you I love you
mercoledì, novembre 04, 2009
In mongolfiera senza fili
Il piazzale è ancora deserto. Le prime luci dell'alba si fanno largo tra le nuvole basse, alternate all'orizzonte dalle sagome dei camini delle fate. Il paesaggio lunare della Capadocia si risveglia umido dopo la notte, mentre sulla strada sterrata si scorgono i primi Pick-up. Rallentano in corrispondenza del centro del campo fino a fermarsi, alzando un po' di polvere. Una ventina di ragazzi con un giubbotto giallo tolgono i teli dal retro dei furgoni, scaricano e cominciano a montarle.
Le mongolfiere sorgono piano, una dopo l'altra, gonfiate da lampi di fuoco che scaldano l'aria. Sembrano funghi colorati e magnifici, come in quelle sequenze accelerate da documentario, in cui la telecamera rimane fissa sullo stesso soggetto per settimane intere. 5, 10, 20: una dopo l'altra crescono ad oscurare il cielo autunnale, sempre più chiaro.
Lui è un signore distinto, sui 60, alto poco più di un metro e 70. Addosso un maglione pesante, marrone. Pantaloni scuri, vecchi ma impeccabili, con la riga in mezzo. Si muove un po' impacciato tra i turisti con le loro reflex, aspettando di salire. Poi monta nella cesta, con sorprendente agilità.
Si parte. Il mondo, là sotto, si fa via via più piccolo. Tutti si affacciano ai lati e scattano una "picture" dietro l'altra. Una giapponese eccitata lo fotografa di nascosto di lato, cogliendone appena i folti baffi neri.
Lui non si cura di niente, e si guarda in giro con meraviglia, ma senza sorpresa. E' turco e non è di certo il suo primo volo. Quasi a conferma si fruga tra le tasche e tira fuori un pacchetto di fotografie da una busta con la scritta NIKON. Sono quelle che, alla fine dell’oretta di volo, vendono ai turisti di tutta Europa. Le gira tra le mani, una dopo l'altra quasi consumandole con lo sguardo un po' malinconico. La luce del sole, ormai alto, rimbalza sui suoi occhi lucidi.
"Papà, se me lo chiedi posso rimanere"
"No Kadim, si tratta di un'opportunità che devi cogliere. Non voglio vederti invecchiare in questo paese sperduto tra le colline a raccogliere patate nei campi per venderle al ciglio della strada. Non voglio che tu diventi come me, non lo potrei sopportare"
"Papà, ma ci sarebbero tante cose che potrei fare. Potrei andare dal signor Turkcell a dargli una mano in negozio, o imparare un altro mestiere"
“Così ho deciso, se non parti adesso lo rimpiangerai tutta la vita. Io e la mamma ce la caveremo, cerca solo di farci avere tue notizie quando ti sarai sistemato”
“Vi scriverò spesso, ve lo prometto”
"L’America è un paese grande. Stai attento"
"Si, papà"
Lacrime.
La foto di quando era ancora piccolo, al primo volo in mongolfiera in braccio al padre, trova posto in una tasca laterale della valigia.
Kadim è partito, e come promesso da allora scrive lunghe lettere ai genitori. Lettere piene di posti, colori, amici giovani e irraggiungibili per loro che sono rimasti tra i colori tenui e aridi dell’Anatolia.
Non l’avrebbe mai ammesso, ma suo figlio era diventato quasi un estraneo, con una vita fatta di cose e persone dai contorni indefiniti, che lui e la moglie non riuscivano neanche bene ad immaginare.
Un personaggio di uno di quei film d’oltreoceano, troppo belli per essere veri. Ogni tanto aveva la vaga sensazione di sentir scivolare tra le dita il filo che lo legava al figlio.
Una sensazione che, di anno in anno, si faceva sempre più sentire, come una morsa che stringeva ogni giorno di più. Ma ogni anno, il 31 ottobre, l’angoscia lasciava il posto ad una nostalgia più dolce. Il papà prenotava dallo stesso amico di sempre un giro in mongolfiera, proprio nel giorno di compleanno di quel figlio che a tratti gli sembrava perduto.
Ed ecco che, come per magia, perso tra le nuvole, quel filo sembrava quasi riavvolgersi un po’.
Una volta atterrati, ogni anno, il 31 ottobre, comprava una fotografia.

