mercoledì, dicembre 02, 2009

La filosofia del cucciolone

Stasera vi racconto una filosofia: la filosofia del Cucciolone. Il Cucciolone, ai più non serve spiegarlo, è un famoso (e buonissimo) gelato prodo... ma lascio che wikipedia parli per me:


ll Cucciolone è un gelato con biscotto prodotto dall'Algida; i biscotti al malto, con sopra disegnate delle vignette umoristiche, racchiudono gelato variegato a tre gusti: vaniglia, cacao magro e zabaione.

3 gusti, appunto. Per 10 morsi, mi sembra dicesse la pubblicità, ma questo non importa. Uno potrebbe quindi chiedersi: "Da che parte comincio?". Ed eccoci già al cuore del problema. Il cacao, pure non eccellente, è al centro del biscotto e quindi, per la maggior parte dei consumatori, inaccessibile ai primi morsi. Tuttavia una ridotta percentuale di persone che potremmo definire come appartenenti al fenotipo "anarchico-insurrezionalista" potrebbero iniziare proprio da qui, rompendo gli schemi e aprendo una delle principali falle nella filosofia che mi appresto ad enunciare.
Ma a me (cacofonico?), qualche volta, piace pensare di essere parte di un gregge ed ecco che, come quasi tutti, mi approccio al Cucciolone da uno dei due lati.
Di gusti non si discute, men che meno in filosofia, ma non si può certo ignorare che esistano. Partendo quindi dall'ipotesi, arbitraria come sempre accade, che lo zabaione sia il gusto migliore, momento centrale della vicenda è:

partire dal gusto che piace di più o da quello che piace di meno?

Ed ecco che, come per magia, il Cucciolone, quel piccolo gelato biscotto rettangolare dalle barzellette a volte imbarazzanti, diventa metafora del modo che ognuno di noi ha di porsi nei confronti della vita.
Semplificando potremmo suddividere la popolazione dei "Cucciolonofagi" in due sottocategorie:

1. C'è chi è impaziente, arrivista e vuole tutto subito, rischiando persino di costruirsi un amaro finale. Costoro partiranno dallo zabaione, addentandolo con avidità e traendo un piacere immediato e subitaneo, quasi liberatore. Per loro il cucciolone è un sollievo ad un bisogno fisico ed impellente. Il rovescio della medaglia è che dopo i primi 3,333333 morsi lo zabaione finisce e, per gradi, si passa dal pur buon cioccolato alla scadente vaniglia. Finale amaro, appunto.

2. C'è invece chi, più formica e meno cicala, è un tipo previdente e composto, che concepisce il futuro come un luogo ordinato e sicuro. Una sorta di rifugio organizzato sin nei minimi dettagli, simile ad una rassicurante pensione. Comincia dalla strada più impervia lastricata di vaniglia, per gettarsi nel cioccolato e sentire il piacere che sale piano, fino ad arrivare al non plus ultra (come si suol dire "dulcis in fundo"): lo zabaione e cullarsi di questo sapore conosciuto che rimane sul palato anche dopo l'ultimo morso.
Ma se poi, appena dopo la vaniglia, passa uno con la bici, ti urta, e il gelato cade a terra?

"Non si tratta di razzismo"

REFERENDUM

La Svizzera dice no ai minareti e sì all'esportazione di armi

Passa a sorpresa, con il 57% dei voti, l'iniziativa promossa dalla destra nazional-conservatrice



NEL BRESCIANO - IL CORTEO A COCCAGLIO

Africani in piazza, tensione nel paese del «White Christmas»

Dopo l’aggressione a una coppia nella vicina Rovato: «Noi tutti regolari». Il sindaco leghista: «Non vivono qui»



PD: «PROPOSTA INCIVILE». LA CGIL: «ISTIGA AL LAVORO NERO». NO DI LA RUSSA E SACCONI

Lega: «Un tetto alla cassa integrazione per i lavoratori extracomunitari»

Emendamento del Carroccio alla Finanziaria: massimo sei mesi. Fugatti: «Bisogna pensare prima agli italiani»



IL CASO SUPER-MARIO È IL SIMBOLO DEL PASSAGGIO DAL PAESE DI IERI A QUELLO DI DOMANI

I fischi in campo a Balotelli e la colpa di sentirsi italiano

Sogna la maglia azzurra e manda fuori gioco i razzisti

mercoledì, novembre 18, 2009

Foto turche

La mezzanotte fatidica di martedì è passata da un'oretta buona. Tempo di conteggi e bilanci. Ci sono stati in totale, tra facebook (44) e blog (1. Grazie Silvia, non mollare!) ben 45 votanti per un totale di 228 preferenze.

Quinta classificata, con un punteggio di 14 la foto numero 42.
Timidi applausi

Quarta classificata, con un punteggio di 16 la foto numero 29.
Battimano più deciso

Terza classificata, con un punteggio di 17 la foto numero 33
Sonoro clap clap per la prima sul podio

Seconda classificata, con un punteggio di 19 la foto numero 2.
Applausometro prossimo alla fusione

Rullo di tamburi...

Prima classificata, con un punteggio di 21 la foto numero 9

Per chi non potesse resistere senza ri-ecco il link all'album:


Tutti coloro che apprezzano talmente la mia foto alla Mary Poppins in cui sto per spiccare il volo verso chissà dove sono ora pregati di iscriversi al sito del concorso come votanti e.... votare! 2 settimane di tempo!
Se vinco spicco il volo davvero!

lunedì, novembre 16, 2009

"Scatta l'avventura"

Ecco che per caso mi imbatto, sul fondo della borsa di pelle che uso tutti i giorni, in un vecchio volantino, raccolto chissà dove qualche mese fa!

"Concorso fotografico Scatta l'avventura"

... ed una serie di dettagli che vi risparmio!



In buona sostanza devo scegliere 5 fotografie su un viaggio più o meno avventuroso e scriverne un veloce resoconto. Il primo premio merita. Forse non lo vincerò, ma provarci non sarà mica un peccato, no?


Vorrei che ciascuno di voi desse la preferenza a 5 delle foto che vedete nel link, commentando questo post o nella pagina dell'album di facebook!

48 ore da adesso, fino alla mezzanotte tra martedì e mercoledì!

lunedì, novembre 09, 2009

Oggi voglio parlarvi di...

Oggi voglio parlarvi di un blog molto particolare. E' quello di un'amica parigina (ma che scrive in rigoroso italiano, don't worry) a cui, qualche mese fa, è stato diagnosticato un Linfoma di Hodgkin.

Silenzio di tomba. Pausa. Pannelli accessori dei vari browser che si sintonizzano suWikipedia... cervelli che apprendono parole come "stadio", "prognosi", "Reed-Sternberg".... tornati?


Si chiama "Io, Me e Hodgkin - Cronaca Semiseria Di Una Battaglia Contro Il Cancro" e ho l'onore di avere in parte contribuito alla sua fondazione (e al suo titolo), oltre che quello di avere un post a me dedicato!

Si raggiunge QUI!

E' il blog di una malattia e del malato che la contiene e che, a volte, ne è contenuto. E' una cronistoria fedele e vivissima, simpatica ma seria. E' un blog coraggioso e avvincente, fresco e sempre aggiornato (e qui mi tiro le orecchie da solo).
Fa ridere? Si, ma fa anche piangere qualche volta, anche solo per la sua sincerità.
Ho come l'impressione che, se c'è ancora qualche medico o apprendista tale a popolare le file degli avventori a questo blog, vale la pena che ci faccia un giro!

Per lei è già tempo di controlli post-chemio (i più affezionati già sapranno che ne cade uno in questi giorni e avranno già fatto un grande in bocca al lupo all'interessata), per noi forse è tempo di partire dal primo post e, piano piano, rileggere questa storia. Per capire e per capirsi un po' di più.

In mongolfiera senza fili - Appendice

E se avesse fatto male?
E se, in fondo, tutto quello che avrebbe voluto dalla vita sarebbe stato solo un figlio accanto?
Nei momenti peggiori era il rimorso per le parole non dette a pesare più della gioia per la nuova vita del figlio su quella bilancia diabolica che abitava la sua coscienza.
In quei momenti non gli restava che ascoltare di continuo una canzone americana che aveva sentito alla radio e che gli aveva tradotto il signor Turkcell, l'unico del villaggio a parlare un po' di inglese.

"Ti voglio bene, è tutto quello che tu non riesci a dire.
Gli anni passano eppure le parole mancano, come ti voglio bene"


Sorry
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like sorry like sorry

Forgive me
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like forgive me forgive me

But you can say baby
Baby can I hold you tonight
Maybe if I told you the right words
At the right time you'd be mine

I love you
Is all that you can't say
Years gone by and still
Words don't come easily
Like I love you I love you

Tracy Chapman - Baby can i hold you

mercoledì, novembre 04, 2009

In mongolfiera senza fili




Il piazzale è ancora deserto. Le prime luci dell'alba si fanno largo tra le nuvole basse, alternate all'orizzonte dalle sagome dei camini delle fate. Il paesaggio lunare della Capadocia si risveglia umido dopo la notte, mentre sulla strada sterrata si scorgono i primi Pick-up. Rallentano in corrispondenza del centro del campo fino a fermarsi, alzando un po' di polvere. Una ventina di ragazzi con un giubbotto giallo tolgono i teli dal retro dei furgoni, scaricano e cominciano a montarle.

Le mongolfiere sorgono piano, una dopo l'altra, gonfiate da lampi di fuoco che scaldano l'aria. Sembrano funghi colorati e magnifici, come in quelle sequenze accelerate da documentario, in cui la telecamera rimane fissa sullo stesso soggetto per settimane intere. 5, 10, 20: una dopo l'altra crescono ad oscurare il cielo autunnale, sempre più chiaro.


Lui è un signore distinto, sui 60, alto poco più di un metro e 70. Addosso un maglione pesante, marrone. Pantaloni scuri, vecchi ma impeccabili, con la riga in mezzo. Si muove un po' impacciato tra i turisti con le loro reflex, aspettando di salire. Poi monta nella cesta, con sorprendente agilità.

Si parte. Il mondo, là sotto, si fa via via più piccolo. Tutti si affacciano ai lati e scattano una "picture" dietro l'altra. Una giapponese eccitata lo fotografa di nascosto di lato, cogliendone appena i folti baffi neri.

Lui non si cura di niente, e si guarda in giro con meraviglia, ma senza sorpresa. E' turco e non è di certo il suo primo volo. Quasi a conferma si fruga tra le tasche e tira fuori un pacchetto di fotografie da una busta con la scritta NIKON. Sono quelle che, alla fine dell’oretta di volo, vendono ai turisti di tutta Europa. Le gira tra le mani, una dopo l'altra quasi consumandole con lo sguardo un po' malinconico. La luce del sole, ormai alto, rimbalza sui suoi occhi lucidi.


"Papà, se me lo chiedi posso rimanere"

"No Kadim, si tratta di un'opportunità che devi cogliere. Non voglio vederti invecchiare in questo paese sperduto tra le colline a raccogliere patate nei campi per venderle al ciglio della strada. Non voglio che tu diventi come me, non lo potrei sopportare"

"Papà, ma ci sarebbero tante cose che potrei fare. Potrei andare dal signor Turkcell a dargli una mano in negozio, o imparare un altro mestiere"

“Così ho deciso, se non parti adesso lo rimpiangerai tutta la vita. Io e la mamma ce la caveremo, cerca solo di farci avere tue notizie quando ti sarai sistemato”

“Vi scriverò spesso, ve lo prometto”

"L’America è un paese grande. Stai attento"

"Si, papà"


Lacrime.

La foto di quando era ancora piccolo, al primo volo in mongolfiera in braccio al padre, trova posto in una tasca laterale della valigia.



Kadim è partito, e come promesso da allora scrive lunghe lettere ai genitori. Lettere piene di posti, colori, amici giovani e irraggiungibili per loro che sono rimasti tra i colori tenui e aridi dell’Anatolia.


Non l’avrebbe mai ammesso, ma suo figlio era diventato quasi un estraneo, con una vita fatta di cose e persone dai contorni indefiniti, che lui e la moglie non riuscivano neanche bene ad immaginare.

Un personaggio di uno di quei film d’oltreoceano, troppo belli per essere veri. Ogni tanto aveva la vaga sensazione di sentir scivolare tra le dita il filo che lo legava al figlio.


Una sensazione che, di anno in anno, si faceva sempre più sentire, come una morsa che stringeva ogni giorno di più. Ma ogni anno, il 31 ottobre, l’angoscia lasciava il posto ad una nostalgia più dolce. Il papà prenotava dallo stesso amico di sempre un giro in mongolfiera, proprio nel giorno di compleanno di quel figlio che a tratti gli sembrava perduto.

Ed ecco che, come per magia, perso tra le nuvole, quel filo sembrava quasi riavvolgersi un po’.

Una volta atterrati, ogni anno, il 31 ottobre, comprava una fotografia.

sabato, ottobre 17, 2009

Attesa...

"Che cos'è che distingue il dolore dell'attesa dall'amore? Proprio come l'amore, anche il dolore dell'attesa cominciava in un luogo tra la parte superiore dello stomaco e i muscoli dell'addome, e da questo centro si diffondeva invadendogli il petto, la parte superiore e la fronte, intorpidendogli tutto il corpo"
Orhan Pamuk - Neve

Nel libro è un giornalista tedesco che aspetta una donna in una stanza dall'albergo, nella mia realtà sono io, che aspetto lunedì mattina davanti ad un powerpoint.


lunedì, ottobre 12, 2009

Se fossimo su facebook...

Ma, soprattutto...
  • Massimo Mapelli comincia a fare un pizzico di fatica in più ad addormentarsi la notte